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Convegno del 21 gennaio 2005

31/05/2005

Convegno: “Verso la certificazione etica alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa: una sfida per i nostri tempi”

Gianfranco Ghirlanda S.J.

Convegno: “Verso la certificazione etica alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa: una sfida per i nostri tempi

MESSAGGIO DI BENVENUTO E  INTRODUZIONE AI LAVORI

 

1. Introduzione

 
Nell’indirizzare un cordiale benvenuto a tutti i presenti, vorrei anche esprimere la mia gratitudine a tutti coloro che partecipando attivamente hanno permesso lo svolgersi di questa importante manifestazione.
 
Il lavoro che ci proponiamo di affrontare, in questa sede oggi, presenta un profilo ben individuato sia dal lato tecnico che da quello scientifico. Come si addice alla realtà universitaria infatti, nei nostri dibattiti si cerca di verificare la correttezza dell’ipotesi teorica con la sua ammissibilità scientifica.
 
Per far ciò e per ubicare meglio le tematiche che saranno affrontate oggi è utile riprendere il filo da cui si è originato l’intero discorso nel primo Convegno del Comitato di Promozione Etica tenutosi proprio in questa Aula il 13 novembre del 2003 e cioè i principi su cui si fondano le istanze etiche della Dottrina Sociale della Chiesa e che si vogliono prendere come riferimento nel percorso verso la certificazione etica.
 

2. I principi

 
Tali principi concernenti la persona umana, il bene comune, la solidarietà e la partecipazione, con tutte le ulteriori implicazioni che scaturiscono da ciascuno di essi, sono da considerarsi fondamentali per la ricostituzione del tessuto di fiducia che tutti invocano a salvaguardia delle relazioni tra gli uomini e tra i popoli.
 
Per una migliore comprensione possono essere riproposti così come furono presentati:
 
1)      Innanzitutto la promozione umana, ancora disattesa in molte parti del mondo, anche in quello che si suole chiamare progredito. L’interdipendenza dei Paesi che si sostanzia nella cosiddetta Globalizzazione necessita di un nuovo programma politico sia a livello locale, che nazionale e globale, in cui il riconoscimento dei diritti della persona umana e della famiglia, possa suscitare un rinnovato sentimento di responsabilità sociale del sistema politico ed economico in grado di mitigare le disuguaglianze, l’ingiustizia e l’esclusione; necessita di una nuova visione di etica applicata in grado di instaurare un ordine economico che garantisca il rispetto e lo sviluppo dei diritti umani di tutti, tra i quali il diritto alla vita, al lavoro, ad un’esistenza degna della persona umana, e susciti condizioni di stabilità sociale che possano determinare livelli di standard di vita accettabili sia per le persone appartenenti alla comunità nazionale che agli immigrati.
 
2)      Il bene comune come elemento fondamentale della promozione integrale dell’uomo, in cui tutte le espressioni della propria vita, socio-politico-economica, possano trovare a) un giusto livello di formazione, b) una ragionevole consapevolezza della responsabilità legata al binomio diritti-doveri, c) una visione sociale mirata allo sviluppo, d) un’azione politica illuminata e disinteressata, e) un’agire economico-finanziario dell’impresa e del lavoro rivolto all’etica e non solo alla semplice responsabilità sociale.
 
3)      La solidarietà come nuova cultura che sottende i rapporti tra le persone, la sussidiarietà come cultura che sottende i rapporti tra i gruppi di persone, la partecipazione come cultura del diritto all’esistenza ed al rispetto delle diversità e delle minoranze.
 
 
Ecco, questi tre principi che informano i nostri lavori si trovano ben riassunti  nel titolo di questo Convegno: Verso la certificazione etica alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa: una sfida per i nostri tempi.

 

3. Il compito dell’Università Gregoriana

 
Vorrei, a questo punto, soffermarmi un attimo sul perché l’Università Gregoriana sostiene questo Convegno. Alla base c’è l’intima convinzione che la formazione della corretta coscienza umana debba necessariamente effettuare un percorso ben strutturato per riconoscersi come tale ed in questo l’Università deve assumersi una precisa responsabilità. Inoltre il lavoro universitario deve cimentarsi perennemente con la validità scientifica dei costrutti teorici, così come l’etica pura va verificata, nel contesto più prettamente umano, in termini di etica applicata. Ed è proprio questo il compito che si è dato la nostra Università: un approccio della realtà etica, non solo dal punto di vista teologico e teoretico, ma nello scendere a livelli di realtà applicata per accompagnare il discente che si appresta a divenire tessera socio-politico-economica della società, nel suo cammino di assunzione di responsabilità sempre maggiori.
Allora ecco come si spiega l’impegno che - attraverso i percorsi formativi che vanno dalla filosofia alla teologia, dal diritto canonico alle scienze sociali e ai programmi ancor più specifici di etica pubblica di LAIKOS – la Gregoriana pone affinché il mondo di oggi possa evidenziare con maggior forza la ricerca sempre più determinata di elementi valoriali e principi credibili su cui fondare il senso esistenziale della propria vita e dei propri comportamenti.
 

4. Il Magistero e la formazione etica

 
A riprova di quanto ho espresso posso dire che molti degli studiosi che si sono cimentati con gli enunciati del Magistero sociale della Chiesa, hanno studiato e/o insegnato in questa Università.
 
La formazione delle coscienze a livello di insegnamento sociale, dunque, possiamo dire che trova, anche per diversi altri organismi formativi, nella Università Gregoriana una fonte originale e cristallina.
 
Quando parliamo di formazione  è necessario  distinguere sempre la dottrina sociale ufficiale della Chiesa, e le diverse posizioni delle scuole, che hanno sistematicamente spiegato, sviluppato e ordinato il pensiero sociale contenuto nei documenti pontifici. L’impegno quindi a rimanere saldi, non solo nella trasmissione del pensiero scientifico, ma anche e soprattutto nella trasmissione della verità che lo sottende.
 
Perciò vale ben la pena ribadire, affinché possa essere chiaro per tutti che la Dottrina Sociale della Chiesa essendo un messaggio di verità originato dall’interazione tra la parola evangelica e le sue esigenze etiche con le problematiche che scaturiscono dalle vicende umane della società, non può essere oggetto di insegnamento di qualsivoglia scuola, università o accademia. Le scienze dell’uomo considerate dal Magistero devono pertanto ricondursi alle istanze concrete che vengono evidenziate nel cammino della società verso il suo pieno compimento, che diventano materia di riflessione morale che matura nella Chiesa attraverso la ricerca scientifica, ma anche soprattutto attraverso l’esperienza socio-politico-economica della comunità cristiana, che deve misurarsi quotidianamente con le più svariate realtà che vanno dalla miseria alla guerra, dalla disoccupazione all’opulenza più efferata.
 
Lo sforzo dell’Università Gregoriana, quindi, nella coscientizzazione dei propri discenti, componenti eruditi e probabilmente protagonisti della compagine sociale a cui appartengono o apparterranno, è quello di presentare la realtà etica che sottende l’enunciato Magisteriale, come prodotto integrato tra la teologia e la filosofia che le danno un fondamento e le scienze umane e sociali che la completano. Ciò perché la Dottrina Sociale della Chiesa proiettandosi sugli aspetti etici della vita, in maniera concreta non ignora i meccanismi pratici dei problemi, bensì li giudica in base a criteri di discernimento morale.
 
La formazione della coscienza perciò, si basa su un percorso di verità, sostenuto nel contempo dall’insegnamento e dallo studio della metodologia attuativa dell’enunciato sociale del Magistero, in cui si assume un abito nuovo nel discernimento dei segni dei tempi basato su “principi sempre validi”, che determina nello stesso tempo “giudizi contingenti”, poiché immanenti nei mutevoli frangenti della storia, richiamandosi però sempre esplicitamente ad un orientamento preciso di “azione o prassi cristiana”.
 
L’uomo, grazie a Dio, non appartiene al mondo delle macchine; egli è un essere unico ed irripetibile che necessita di essere educato nella coscienza delle proprie responsabilità orizzontali e verticali, che trovano origine fondamentale nella sua libertà e capacità di giudizio..
 
Perciò il percorso di formazione previsto nella nostra Università, puntando alla creazione della corretta e consapevole coscienza umana e sociale, pone docenti e studenti proprio di fronte a tali responsabilità. Il risultato che si raggiunge è quello di definire il quadro di riferimento in cui collocare i dati e gli elementi necessari a identificare le giuste soluzioni.
 

5. Le istanze etiche

 
È nei documenti pontifici che le istanze umane trovano la voce più autorevole ed incessante per la loro promozione e salvaguardia. In essi tali istanze si fondano su principi e valori permanenti la cui natura universale si basa sul riconoscimento della dignità incommensurabile della persona umana e quindi si allarga a difesa di essa, compito da cui nessuno può sentirsi esentato o essere escluso per nessun motivo.
 
Queste mie parole sono motivate dalla volontà di partecipare in maniera attiva al grande dibattito che oggi ferve nel mondo universitario a proposito di concetti morali di vitale importanza per la comunità umana quali la responsabilità sociale dell’impresa, le biotecnologie, l’etica degli affari l’etica della finanza, l’etica nella politica e nelle comunicazioni sociali, per dare concrete risposte alle domande che quotidianamente  vengono formulate dai mass media.
 
Tale interesse etico ormai abbastanza generalizzato nell’ambito della riflessione cattolica, soprattutto in riferimento all’economia e alla finanza, non può che riscuotere il nostro consenso, anche se va sottolineato che la responsabilità sociale, di cui oggi molto si parla, non è che una parte dell’etica e pertanto la formazione della coscienza etica non può essere pienamente formata se il percorso non si completa anche con i vari elementi sopra accennati.
 
Pertanto la nostra Università che svolge attività di formazione,  non vuole limitarsi solo a questa fase, ma si apre alla collaborazione con altri Organismi dichiaratamente etici, che abbiano le specifiche cognizioni tecniche, nei diversi campi socio-politico-economici, su cui basare e proporre nuovi paradigmi comportamentali.
 
Organismi in grado di promuovere l’etica positiva e che non si presentino come giudici di una legalità che viene spesso confusamente ricondotta a situazioni di etica negativa del rispetto dei divieti. Gli Organismi che intendiamo non hanno per obiettivo l’emissione di valutazioni e giudizi, quanto piuttosto l’obiettivo di porsi come promotori etici a livello tecnico.
 
La collaborazione con tali Organismi può certamente contribuire al cambiamento effettivo del modo di porsi nel contesto comportamentale: la responsabilità attiene alla coscienza etica dell’uomo e la stessa presenta due facce, che non possono essere assolutamente disgiunte, una tecnica ed una morale, e sia le università che gli Organismi con cui collaborano devono conoscerle entrambe.
 
A questo punto penso di poter concludere questo mio intervento di apertura dei lavori sottolineando che gli argomenti che verranno trattati dai relatori sono argomenti che ci toccano in maniera molto forte, sia sotto il profilo emotivo che sotto l’aspetto morale e pertanto non possiamo non sentirci tutti coinvolti come parte attiva nella ricerca di una soluzione alla precarietà del lavoro, alla piaga dell’usura, alla sfiducia dei rapporti col mondo economico finanziario.
Grazie e Buon Lavoro!!
 
                                                                                         Gianfranco Ghirlanda S.J.

 

 

 

 

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